Achille Conforti
Lo Stato contro le vecchiette. Lo Stato italiano odia le vecchiette. O le dichiara morte per non pagarle la pensione o dilaziona il pagamento dei debiti nei loro confronti sperando in una dipartita. Ma le vecchie signore italiane hanno la pelle dura. "Ricordate la EX-ARZILLA VECCHIETTA di cui ho parlato qui? A mia madre, sempre in tema di ItaGlia burocratica, ne è successa un'altra: le arriva una ...raccomandata da una Commissione Tributaria. In pratica nel 1984 mia madre fece ricorso per una ritenuta IRPEF non dovuta sulla liquidazione per gli anni 1981\2\3. Una cifra modesta, circa 700.000 lire dell'epoca. Nel 1990 il ricorso fu vinto in prima istanza, ma gli avvoltoi non si arresero e presentarono ricorso. Ebbene, ad aprile 2012 ci sarà la sentenza di secondo grado. Fatti 4 conti si tratta di 1500 euro di oggi, ma sono passati VENTOTTO ANNI (!). Nonostante l'INPDAP ci abbia messo del suo per anticiparle la dipartita, mia madre è ancora viva, alla facciaccia del FISCO e della GIUSTIZIA ITAGLIANI, che sicuramente contavano sulla sua dipartita per non erogarle il dovuto. Quando arriverà la mazzata di MONTI sulla sua sola "ricchezza", la sua unica casa, in cui vive, e che ha costruito dopo decenni di sacrifici (e TASSE) insieme a mio padre, rispedirà tutto al MITTENTE, con una sua personale missiva: "Rifatevi vivi tra 28 anni, io ne avrò solo 115, e badate... stavolta vi conviene non gufare!".
pubblicata da Pasquino Pasquini sabato 19 novembre 2011
Indegnamente prendo a prestito, leggermente modificandolo, quel grido che Edoardo De Filippo, tanti anni fa, lanciò...lanciò ai napoletani per la situazione invivibile in cui la sua città era costretta.
Ma mai grido può essere più appropriato oggi, ma non rivolto solo ai napoletani, ma a tutti noi italiani...scappiamo via !
Scappiamo via da questo paese, da questa Italia in cui ladri e papponi, banchieri e corruttori, mafiosi e camorristi, massoni e piduisti occupano ogni posto di potere e ci tolgono l’aria.
Qualcuno credeva che il Monti di turno avrebbe dato una svolta...ed in effetti l’ha data...ancora maggiore accanimento contro le classi deboli a dispetto di quella parola, equità, che si è permesso di pronunciare sapendo già dove voleva andare a parare.
E diventa ogni giorno di più impossibile vivere in questo stivale...uno stivale ormai ricoperto del fango di queste persone che si ergono a classe dirigente e continuano nel magna magna e nell’arrubba arrubba quotidiano...perché, su questo dobbiamo essere precisi, non ruba solo chi evade, corrompe o viene corrotto, ma anche chi ti permette di farlo, chi ti nomina in quei posti, chi, dopo, non ti sequestra il maltolto...ridistribuendolo a chi è stato sottratto.
E la regola nel nostro paese è sempre questa, quella del “chi ha avuto ha avuto...chi ha dato ha dato...scurdammece ‘o passato...siamo italica gentaglia”.
L’onestà di chi, con i propri sacrifici, è riuscito a comprarsi una casa, ad ottenere un lavoro, ad andare in pensione, cancellati, distrutti, mortificati, da chi prende 25.000 euro mese per dire le stesse cose di quelli che lo precedevano e fare le stesse cose di quelli che gli succederanno.
Urlare a squarciagola “vergogna” a chi questa parola non conosce, come ignora la parola dignità...è tempo perso...la feccia rimane feccia...nulla può cambiarla...neanche il sapone...
Vedere quel luogo, il parlamento, che dovrebbe rappresentare tutti noi, a cominciare dai più deboli, entusiasta, plaudente per un neo governo che si sapeva sin dai primi minuti avrebbe ulteriormente peggiorato le condizioni di vita di chi già ieri non arrivava a fine mese, fa cadere quell’ultimo invisibile velo di ipocrisia, di falsità, di parole dette tanto per dirle, che ancora legavano qualcuno ad una visione della democrazia che nel nostro paese non trova più alloggio...neanche pagandone l’ICI !
Dell’informazione meglio non parlarne...ascoltare i servi lustrare chi gli da a mangiare è un’ offesa alla nostra dignità, ai nostri sacrifici, ai nostri figli, ai nostri genitori.
Fuimmencenne...lasciamoli soli a mangiarsi l’uno con l’altro...o occupiamo questo paese...fin quando non saranno loro a fuggire....
Mauro Miccolis Licenziamo pure Dante e Petrarca: non servono più. La nostra scuola ha contribuito a fare dell’Italia la settima potenza industriale del mondo, nonché l’economia meno indebitata d’Europa dopo la Germania? Non importa: il super-potere che ha messo al guinzaglio l’Italia farà terra bruciata della nostra cultura. E proprio la scuola potrebbe essere il primo obiettivo di Mario Monti, commissario di fi...ducia designato dall’impero finanziario euro-atlantico. Lo sostengono Fabio Bentivoglio e Michele Maggino, a partire dalla lettera che il “ministro dell’economia” europeo, Olli Rehn, ha inviato a Roma: una lettera «ancora più agghiacciante» di quella di Draghi & Trichet, inviata ad agosto. Perché Olli Rehn spiega che l’Europa vuole colpire al cuore la nostra fabbrica di futuro: il sistema scolastico.
La missiva, inviata il 4 novembre da quel «signore finlandese dall’aria ragionevole e bonaria che ispira fiducia e che ci indica la strada per un futuro migliore dal suo nordico osservatorio distaccato», e che per inciso è il Commissario dell’Unione Europea agli Affari Economici e Monetari, prende per la giacca il governo di Roma chiedendogli come intende mantenere le promesse delle “riforme strutturali” annunciate dall’ultimo Berlusconi, messo alle strette e umiliato dai signori del G20. Tanti i passaggi-chiave: dall’aggiustamento dei conti alla riforma delle pensioni, dalla riforma fiscale a quella del mercato del lavoro, fino all’uso dei fondi Ue, alle “liberalizzazioni” (privatizzazioni) dei beni pubblici. Addirittura, Olli Rehn insiste sulla svendita dell’acqua: chiede esplicitamente «quali provvedimenti di riforma si pensa di varare nel settore delle acque», e lo chiede, testualmente, «malgrado i risultati del recente referendum». Bruxelles annuncia apertamente che imporrà il suo potere sull’Italia «malgrado» gli italiani.
Ma il meglio, sottolineano Bentivoglio e Maggino, arriva sulla scuola: «Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test Invalsi?», domanda l’euro-censore. I due analisti di “Megachip” trasecolano: «Che c’azzeccano le prove Invalsi con l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio dei conti italiani entro il 2013?». E spiegano: l’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione) predispone annualmente delle prove scritte che hanno lo scopo di valutare i livelli di apprendimento degli studenti italiani; come ammette lo stesso istituto, si cerca di integrare la valutazione dell’efficienza delle singole scuole con quella dell’intero sistema educativo. Ed è proprio qui che Olli Rehn non approva: pretende che la selezione sia decisiva per ogni unità scolastica, ogni “individual school”.
«È evidente – scrivono Bentivoglio e Maggino – che non si ragiona più in termini di sistema scolastico ma in termini di singola unità scolastica che deve essere valutata sulla base di criteri omogenei funzionali ad una logica competitiva e di mercato». Si tratta cioè di un’impostazione che, per i due analisti di “Megachip”, «sovverte il dettato costituzionale». Anche perché, aggiungono, «diversamente non ci spiegheremmo la relazione tra la rassicurazione dei mercati sulla futura solidità dell’Italia con una verifica di quanto gli studenti italiani possano conoscere di Dante, Petrarca e Pitagora». E allora che c’entra la scuola col pareggio di bilancio? Olli Rehn è andato fuori dal seminato? «Purtroppo no: quella lettera ha un grande merito, svela la verità: ci dice dove stiamo andando, e non da oggi».
I test Invalsi, aggiungono Bentivoglio e Maggino, fanno parte di un sistema complessivo concepito negli ultimi anni, a partire dalla riforma Berlinguer e dall’introduzione dell’autonomia per gli istituti scolastici e per le università. Un sistema «predisposto da organismi economici con l’obiettivo di implementare criteri di definizione e valutazione di un’istruzione appiattita e finalizzata alle esigenze del mercato e della competitività». Negli ultimi decenni, tutti gli interventi dei grandi organismi internazionali (Fmi, Wto, Banca Mondiale) hanno mirato a creare un mercato mondiale omogeneo, funzionale agli interessi della circolazione delle merci e dei capitali, cancellando ogni differenza: «In qualsiasi ambito della vita produttiva e culturale di una società, le differenze sono viste come impedimenti e rallentamenti alla libera circolazione delle merci e al loro consumo. Tutti dobbiamo avere le medesime competenze funzionali a questa ideologia».
Si prendano dunque provvedimenti, scalpita Olli Rehn, per quelle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti alle prove Invalsi: i lumi della concorrenza e della competitività globale non possono permettere che qualche scolaresca rimanga indietro rispetto al passo dei tempi del neoliberismo. Mario Monti è avvisato: dovrà intervenire sulle singole scuole e alimentare “merito” e “concorrenza”, incrementando anche la “competitività” tra le università, le stesse che poi sfornano gli ottimi ricercatori che il resto del mondo ci contende. Riordinare i conti pubblici con tagli alla cieca, orizzontali, a scapito di chi non può pagarsi un’istruzione costosa? Peggio: è in gioco il dna della cultura italiana, che alimenta la capacità creativa del paese.
«Non si tratta di pareggio di bilancio – protestano Bentivoglio e Maggino – ma di colpire al cuore l’essenza della cultura che consiste nel coltivare diversità di linguaggi, di visioni del mondo e nel promuovere il ventaglio delle tante possibilità esistenziali percorribili nel corso della nostra vita». Oggi, nel novembre 2011, ci troviamo «distanti anni luce dalla scuola pensata e delineata dalla nostra Costituzione più di sessant’anni fa». Amara traduzione: dopo la perdita della sovranità politica (vedi: programma di governo scritto dalla Bce), la perdita della sovranità nazionale (guerra in Libia) e la perdita della sovranità monetaria con l’adesione all’euro, «ora si esige anche la perdita definitiva della sovranità culturale». Settecento anni dopo, Dante Alighieri fa ancora paura?